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martedì 11 febbraio 2020

Due chiacchiere in libertà

La bella intervista che mi ha fatto qualche giorno fa Gioacchino Onorati nella puntata 440 di Spazio Scenico su Aracne TV. Per farvi un'idea di chi sono e di quello che scrivo. Ma soprattutto del perchè lo faccio. :)
Basterà cliccare sulla foto e potrete guardare la puntata.

 Spazio Scenico - Aracne TV

sabato 18 gennaio 2020

Sui mari d'acciaio

 Sui mari d'acciaio


Dal sito dell'editore:

Sinossi Il cielo è plumbeo e la casa è confortevole. Si potrebbe restare al tepore del fuoco e guardare la costa screziata dalle crescenti onde che annunciano una imminente bufera. Ma il vento che odora di fresco prima della tempesta e il richiamo di mari gorgoglianti, sono come un canto di sirene. E il loro canto racconta del cigolio sinistro di chiglie e del clangore di spade. Otto autori temerari hanno sfidato gli oceani tenebrosi e sono tornati con altrettanti racconti. Immergetevi in questa nuova avventura e ricordate di respirare, tra un racconto e l’altro… è fin troppo facile annegare, stregati dal bacio degli abissi.
Sui mari d’acciaio è un’antologia pubblicata da Letterelettriche voluta, coordinata e curata da Alessandro Iascy e Giorgio Smoiver, che vi porterà alla scoperta di avventure meravigliose e insidie terribili celate negli abissi di mari reali o solo immaginati.
Con loro una squadra di autori brillanti, tra le migliori penne del fantasy italiano contemporaneo: Andrea Berneskij, Lorenzo Davia, Cristiano Fighera, Gianmaria Ghetta, Alberto Henriet, Giuseppe Recchia, Monica Serra.


Salpate con noi? :)

giovedì 2 gennaio 2020

2 gennaio 1920: nasce a Petrovici (URSS) Isaac Asimov




"Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che non era mai stato prima d'allora a Trantor. Conosceva però il panorama di questa città per averlo osservato sullo schermo dell'ipervideo e sugli enormi trasmettitori tridimensionali che diffondevano le notizie dell'Incoronazione Imperiale e dell'apertura del Consiglio Galattico. Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Synnax, che ruotava intorno a una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era affatto tagliato fuori dalla Civiltà.
A quel tempo nessuno nella Galassia lo era.
I pianeti abitati della Galassia erano venticinque milioni e tutti facevano parte dell'Impero, la capitale del quale era Trantor. Quella situazione però sarebbe durata solo per altri cinquant'anni."


(Cronache della Galassia - Isaac Asimov, 1951)


mercoledì 1 gennaio 2020

1 gennaio 1449 - nasce a Firenze Lorenzo de' Medici


Trionfo di Bacco e Arianna

Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

lunedì 20 maggio 2019

Incipit


E così, anche questo viaggio è giunto alla fine.


Immagine reperita sul web (Wiki of Thrones)

Voglio credere che ci sia ancora strada da fare, almeno fino a quando GRRM si deciderà a darci la SUA versione conclusiva di questa storia che ha coinvolto, come mai accaduto a un fantasy prima, il pubblico televisivo in ogni angolo del pianeta.
Per ora, torno lì, dove tutto ebbe inizio, con un po' di nostalgia e tanta tristezza nel cuore.


(segue articolo del 15/01/2013)

Oggi vi regalo un incipit che mi ha segnata come lettore e amante del genere fantasy.
Ecco le parole con cui ebbe inizio, nel lontano 1999, la mia avventura nelle terre di Westeros, un mondo dal quale non sono più riuscita a uscire. 
Venite con me sulla Barriera e ricordate:
 "Winter is coming"



Cliccando sulle immagini potrete leggere le mie recensioni.



"Le tenebre stavano avanzando.

“Meglio rientrare”. Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. “I bruti sono morti”.

“Da quando hai paura dei morti?” C’era l’accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce.

Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. 

“Ciò che è morto resta morto” disse “e noi non dovremmo averci niente a che fare.”

“Che prova abbiamo che sono davvero morti?” chiese Royce a bassa voce.“Will li ha visti. Come prova, a me basta.”

Will sapeva che prima o dopo l’avrebbero trascinato nella discussione. Aveva sperato che accadesse dopo, piuttosto che prima.

“Mia madre diceva che i morti non parlano” s’intromise.

“Davvero, Will?” rispose Royce. “E’ la stessa cosa che mi diceva la mia balia. Mai credere a quello che si sente vicino alle tette di una donna. C’è sempre da imparare, perfino dai morti.”

La foresta piena d’ombre rimandò echi della voce di ser Waymar. Troppi echi, troppo forti e definiti.

“Ci aspetta una lunga cavalcata” insisté Gared. “Otto giorni, forse nove. E sta calando la notte.”

“Cala ogni giorno, quasi sempre a quest’ora.” Ser Waymar alzò uno sguardo privo d’interesse al cielo che imbruniva. “Qualche problema con il buio, Gared?”

Will vide le labbra di Gared stringersi e la rabbia repressa a stento invadere i suoi occhi. Gared aveva passato quarant’anni nei Guardiani della notte, la maggior parte della sua vita di ragazzo, tutta la sua vita di uomo, e non era abituato a essere preso con leggerezza. Ma questa volte nel vecchio guerriero c’era qualcosa di più dell’orgoglio ferito. Una tensione nervosa che arrivava pericolosamente vicino alla paura.Will la percepiva, la sentiva. Forse perché lui stesso aveva paura.

Era di guarnigione sulla Barriera da quattro anni. La prima volta che l’avevano mandato sull’altro lato tutte le antiche, sinistre storie gli erano tornate alla mente come una valanga. Aveva sentito le viscere attorcigliarsi e il sangue andare in acqua. In seguito ne aveva riso. Era un veterano adesso, con centinaia di pattugliamenti alle spalle. Per lui non c’erano più terrori in agguato nella sterminata estensione verde scuro che quelli del Sud chiamavano la Foresta stregata.

O per lo meno, non c’erano stati terrori fino a quella notte. C’era qualcosa di diverso, quella notte, qualcosa che gli mandava brividi gelidi lungo la schiena: le tenebre, la loro densità. Erano fuori da nove giorni, e avevano cavalcato prima verso nord, poi verso nord-est, poi di nuovo verso nord, seguendo da vicino le tracce di una banda di bruti e allontanandosi sempre di più dalla Barriera. Ogni giorno era stato peggiore del precedente.

E quel giorno era il peggiore di tutti. Il vento gelido che soffiava da settentrione faceva oscillare e frusciare gli alberi della foresta come se fossero dotati di una loro vitalità interna. Per l’intera giornata Will non era stato in grado di scacciare la sensazione di essere osservato da occhi implacabili, paralizzanti, carichi d’odio. Anche Gared aveva avuto la stessa sensazione. E adesso Will aveva un’univa idea in mente: partire al galoppo sfrenato, tornare al più presto dietro la sicurezza della Barriera. Ma non era un’idea da condividere con il comandante.

Specialmente con un comandante come quello."


[George R. R. Martin, Il trono di spade, ed. Mondadori]

lunedì 6 maggio 2019

Una bella chiacchierata

Per chi avesse voglia di conoscere meglio quello che faccio, questa bella intervista a opera di Emanuela Piceni del blog La biblioteca di Mary può essere molto utile.


 Intervista a Monica Serra

Enjoy!

sabato 4 maggio 2019

Back to the past - i meravigliosi anni '80

Post dedicato al nuovo progetto cui mia sorella Laura Serra ha partecipato come voce e autrice di testi, Milano 84, un concept creato e prodotto da Fabio di Ranno e Fabio Fraschini.

Potrei sembrare di parte, lo so, e probabilmente lo sono, ma se ascolterete il brano (e magari vi verrà voglia anche di ascoltare gli altri da lei interpretati) vi renderete conto che obiettivamente ha una voce fantastica.


Il singolo "Play", il cui video è dichiaratamente un omaggio al film La belle captive (1983), è disponibile su Itunes e Spotify.

Spendo due parole per il film, diretto dallo scrittore e regista francese Alain Robbe-Grillet. La vicenda è ispirata all'opera di René Magritte, che aveva dipinto ben sei tele con questo titolo, La belle captive.

Uno dei sei dipinti di René Magritte dal titolo La belle captive. Al sipario rosso che scopre il mare si è ispirato Robbe-Grillet per alcune scene del film omonimo (1983), riportate anche nel video ufficiale di Play (Milano 84, vocal Laura Serra)

Film d'avanguardia, ricco di suggestioni surrealiste, in cui la trama viaggia sul filo sottile che divide sogno e realtà, La belle captive presta in modo perfetto le proprie immagini alla storia di un triangolo amoroso che Milano 84 ha voluto raccontare nel brano Play, con un sound che riporta indietro agli indimenticabili e indimenticati anni Ottanta.

Ascoltate e diffondete.